The Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde – Stevenson

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3–5 minuti

La storia di Dr Jekyll e Mr Hyde la conoscono tutti.
Le immagini simbolo ideate da Stevenson sono diventate archetipo della cultura occidentale e con la trasformazione del medico vittoriano in sadico, disinibito e spudoratamente libero criminale si realizza la prima esplorazione fantastica dell’uomo e del suo doppio.
Sotto le vesti di romanzo giallo, poliziesco e fantascientifico “Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Hyde” sviluppa un tema inedito e profetico che, attraverso lo sdoppiamento del protagonista, rivela la tragica indissolubilità tra bene e male.
Così come nel bonario dottore è contenuto il criminale che la pozione è in grado di proiettare all’esterno, nell’inquietante criminale sopravvive la moralità del dottore.
Quattordici anni prima di Conrad e Freud, Stevenson crea una macchina narrativa che inquieta e allo stesso tempo protegge il lettore. L’accanito realismo descrittivo induce il lettore ad immedesimarsi nella vicenda e a percepire la sinistra familiarità del male attraverso una narrazione traslata che affida alle voci dell’avvocato Utterson e del dottor Lanyon il compito di tamponare l’orrore della storia.
Quattordici anni prima di Conrad e Freud, il genio artistico Stevenson mette a nudo la complessità dell’inconscio svelando l’eterno conflitto tra ragione e pulsione che riflette la realtà di un contesto altrettanto ambivalente.
Così come Jekyll, anche Londra viene sepolta dalla nebbia di una doppia morale e la scissione interna del protagonista si muove sullo sfondo di una rispettabilità borghese in grado di convivere e talvolta nascondere la malavita.
Così come Jekyll, anche la rispettabile Londra ottocentesca viene travolta dalla trasgressione che diventa l’altra faccia della medaglia di una società calvinista: buon senso e prudenza perbenista vengono travolti dal fascino del proibito in un eterno conflitto tra bene e male.
Ad inquietare Stevenson, tuttavia, non è l’esistenza del male in assoluto ma il riconoscimento del male come componente inalienabile della personalità umana che, dopo aver indossato i panni della rispettabilità, viene acriticamente accettato dal resto della società.
Per questo motivo, forse, Stevenson descrive in prima persona sensazioni e desideri criminogeni di Mr Hyde lasciando a Jekyll e ai personaggi secondari parole di condanna e orrore nei suoi confronti; l’autore da un lato sembra toccato dalla vitalità animalesca del doppio malvagio, dall’altro invece, le ambizioni moralistiche, la ricerca virtuosa del consenso e la presunzione di Jekyll non riescono a coinvolgere emotivamente sia l’autore che il lettore.
L’intuizione artistica di Stevenson rivela il talento di una personalità geniale che per la prima volta a fine Ottocento fa i conti con l’ombra che lo perseguita: ancora una volta, più profetico che mai, colpisce l’abisso che separa la personalità di ogni individuo ed anticipa il mondo di maschere che verrà messo in scena da Pirandello nel Novecento.
Il Dr Jekyll e la sua personalità borderline diventeranno terreno fertile su cui coltivare una nuova letteratura: quattordici anni prima di Conrad e Freud, Stevenson pubblica un romanzo popolare destinato ad essere riconosciuto “longseller dell’anima”.
Precursore della psicanalisi, quindi, in piena epoca vittoriana, l’autore scozzese scopre l’inconscio e lo traveste da Mister Hyde.
Uno dei limiti della prospettiva ottocentesca, quindi, potrebbe essere l’identità tra inconscio e male che rende il dualismo che attraversa l’essere umano il segno della peccaminosità inguaribile di cui il pensiero morale di derivazione religiosa ha voluto incolpare l’uomo.
L’inconscio non può essere ridotto all’irrazionale e al bestiale, l’inconscio non può essere solo crimine e schizofrenia.
L’inconscio è la casa del pensiero, il deposito del ricordo, la sede più intima e profonda del desiderio che non possono essere paragonati alla brutalità di Hyde.
L’inconscio descritto da Stevenson in termini platonici può essere riassunto attraverso la metafora del cocchio guidato da un cocchiere in grado di controllare cavallo nero e cavallo bianco, istanze pulsionali e istanze razionali. Il modello proposto da Stevenson prevede l’esistenza di un corpo privato dell’anima e di un’anima privata del corpo.
Non a caso l’indicazione di Freud era quella di provare a concepire la vita psichica sana come una sorta di parlamento democratico dove le istanze che compongono la personalità psichica (Es, Io, Super-io) potessero prendere la parola con eguali diritti. Il problema sorge quando – per usare una metafora freudiana – “i confini che differenziano i territori delle nostre diverse provincie psichiche si trasformano in mura, in cementi armanti, in fili spinati, si irrigidiscono anziché consentire il transito dall’una all’altra”.
La moderna psicoanalisi rinuncia al perfezionismo sadico del super-io ed aiuta il dr. Jekyll a tollerare la distanza che lo separa dall’ideale per ascoltare l’inconscio non come minaccia ma come “voce del desiderio”.
L’ombra di Jekyll che si incarna in Hyde non è necessariamente il male: il vero male è pensare che la propria ombra sia il male.

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